La figura dello Slender Man, l’Uomo Snello, è stata creata nel 2009 da Erik Knudsen, noto col nome d’arte di Victor Surge, il quale per un concorso fotografico ritoccò alcune sue fotografie, aggiungendo questa entità misteriosa. Lo Slender Man, nelle illustrazioni create da Knudsen, appariva spesso insieme a dei bambini in alcuni parchi giochi. Erik Knudsen fu il vincitore del concorso e il mostro da lui creato riscosse un enorme successo e divenne protagonista di numerose creepypasta (brevi racconti dell’orrore, solitamente in forma anonima, pubblicati su Internet). È talmente notorio che esiste un fandom, una comunità di seguaci di questa entità.

Lo Slender Man è un uomo di corporatura snella con indosso un abito nero. È molto alto, il suo volto risulta privo di occhi, bocca e orecchie. Ha due braccia lunghe fino alle ginocchia che terminano in grosse mani con dita provviste di artigli. Dalla sua schiena fuoriescono tentacoli neri. Rapisce bambini e adolescenti, ma non disdegna gli adulti. Passeggia nelle foreste, in luoghi abbandonati, ma anche in centri cittadini.

Lo Slender Man ha finalmente un libro ufficiale, ed è questo qui, edito in Italia da HaperCollins. Credo venga definito il primo libro ufficiale e riconosciuto poiché Erik Knudsen, il suo creatore, ha registrato un copyright, per evitare che la raffigurazione di questo uomo alto potesse essere modificata a piacimento della moltitudine.

Il libro consta di circa 350 pagine caratterizzate da una narrazione non in prosa, ma – per evocare la contemporaneità e il successo mediatico e culturale del fenomeno – composta da contenuti di chat, email, atti della polizia, pagine di diario, e schermate di Reddit (sito Internet di social news e intrattenimento e sul quale vengono condivise anche le creepypasta). E in piena regola di quest’ultime, l’autore è anonimo.

Il romanzo si apre con le pagine di diario di un adolescente, Matthew. Scrive il diario su consiglio del suo psichiatra. Ha spesso incubi, non dorme. E’ insonne. Ed è il migliore amico di una ragazza, Lauren. A lei farà leggere in anteprima l’inizio di un racconto che sta scrivendo, ambientato in una foresta, dove tra gli alberi l’ombra di una figura alta lo insegue. Pochi giorni dopo, Lauren scompare; esce di casa per non fare più ritorno.

Attraverso gli interrogatori dei detective fatti agli amici di Lauren, le chat di gruppo della classe, i messaggi scambiati tra i genitori, ma in particolare, attraverso la mente labile, influenzabile, profonda e complessa di un adolescente, appunto Matthew, vorticheremo in una New York nebbiosa e tetra. E basta un messaggio di uno sconosciuto sul sito Reddit che cita “è stato lo Slender Man!” a darci la spinta per calarci nel buio e tra i tentacoli della leggenda metropolitana.

Il libro non ha colpi a effetto o di scena finalizzati a spaventare il lettore, lo Slender Man resta una figura evanescente, poco nitida. Non conosceremo a fondo i protagonisti se non Matthew, ma questa freddezza è necessaria e dovuta: è la tecnologica. Non leggeremo frasi profonde o persone che argomentano in maniera completa: è l’impossibilità dello schermo di un cellulare o di un computer. Non sentiremo partecipazione e commozione: sono atti di polizia. Avvertiremo la freddezza di una camera mortuaria e una strana sensazione, un’inquietudine di sottofondo di un’umanità distorta.

È un libro che va letto con una giusta conoscenza del background di cui narra. Un libro che certifica la potenza del web e della suggestione di massa, che pone l’attenzione su leggende metropolitane talmente affermate, acuminate e precise da spingere a trasportare il mondo parallelo nel nostro, arrivando anche alla commissione di delitti e omicidi (esistono dei reati che indicano lo Slender Man come probabile causa dei crimini). E’ un libro che spaventa per la sua gestazione.

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