Sono del parere che un libro se è scritto bene, se ti immerge nella sua storia e soprattutto insegna qualcosa che non sapevi, magari anche di rilevanza storica, allora merita il massimo dei voti.  Al termine della lettura di “L’uomo che scrisse la Bibbia” di Marco Videtta ero soddisfatto, felice, ho sentito di aver colmato un vuoto, una lacuna. Ero meravigliato.

Il romanzo è centrato sulla figura di William Tyndale, colui che tradusse la Bibbia in inglese; il Nuovo Testamento tradotto dalle versioni in latino e greco, il Vecchio Testamento dall’ebraico. E’ stato un rivoluzionario, ha voluto donare all’Umanità qualcosa di unico ed eccezionale, eppure la sua figura non è mai stata valorizzata, messa in un angolo a luce spenta.

Senza Tyndale non esisterebbe l’inglese moderno, l’inglese musicale usato da Shakespeare. Modi di dire quali Il Sale della Terra, Capro Espiatorio, To Fall in Love (Innamorarsi) e tante altre sono di sua invenzione.

Il libro inizia nell’anno domini 1530, a Erfurt in Germania; il colera ha ucciso come uno tsunami devastante. Eleuterius, un alchimista, è appena stato bandito da Erfurt, poiché considerato un untore, un reprobo. Trova rifugio presso una casupola di legno, all’interno di un bosco; la porta contrassegnata da una croce rossa. Qualcuno all’interno è in quarantena, forse ormai morto.

Eleuterius, non temendo il contagio, entra e incontra un uomo riverso a terra, accanto al camino spento, in fin di vita. Decide di prendersi cura di lui e attraverso le sue conoscenze di erbe officinali riesce a curarlo e a scoprire che l’uomo non era stato colpito dal colera, ma avvelenato tramite l’ingestione di Amanita Phalloides, il fungo mortale. Quell’uomo è William Tyndale.

Sul tavolo sono sparsi vari libri, una Bibbia in latino, una in greco, una tradotta in spagnolo. E poi dei fogli e appunti: il Nuovo Testamento tradotto in inglese.

“Frasi, versi, ossimori, allitterazioni, asindeti, metonimie, enumerazioni, paromasie, rime, assonanze e soprattutto parole nuove che si affollavano davanti ai suoi occhi in una lingua inedita, come musica mai udita prima.”

Eleuterius legge, per tre giorni di fila, consumando candele, mentre il malato pian piano si riprende.

“Invenzioni come ‘il sale della terra’, ‘i segni dei tempi’, ‘capro espiatorio’, ‘instabile come l’acqua’, ‘trasformato in un pilastro di sale’. L’uso di THE + SOSTANTIVO + OF + THE + SOSTANTIVO per creare meraviglie musicali come The birds of the air o The fish of the sea. Alcuni passi del Vecchio Testamento, che pure aveva letto tante volte in latino, prendevano vita come riscritti da un narratore che non può permettersi di perdere il passo, il ritmo.”

William Tyndale, sopravvissuto all’avvelenamento da ingestione di funghi mortali, racconta la sua storia a Eleuterius: la sua battaglia contro la Chiesa di Roma che ha fatto della Bibbia un elemento di assoggettazione delle masse, travisando la parola di Dio e di Gesù, utilizzandola, anzi, a suo favore.  La Bibbia era letta in latino, lingua in uso soltanto ai Cardinali e pochi altri uomini di Chiesa, utilizzata per divulgare il verbo. Ma quel verbo divulgato era il vero verbo?

Capisaldi della Cristianità quali la Chiesa stessa e il Purgatorio non appaiono nella Bibbia, eppure esistono. Lo scopo di Tyndale (prete, tra l’altro laureatosi a Oxford) era riportare la Bibbia alla “semplicità”, alla sua vera anima; tradurla nel linguaggio del popolo, affinché anche il fabbro potesse andare al lavoro tenendola sotto braccio. 

Thomas More accusò Tyndale di eresia poiché nella “sua” Bibbia aveva utilizzato i termini “anziano” al posto di “sacerdote”, “amore” invece che “carità”, “congregazione” e non “chiesa”. Potete immaginare che enorme e gravissimo danno per la Chiesa e per  il clero!

La Bibbia di Tyndale fu stampata nel 1926 in gran segreto con una tiratura limitata (la prima revisione, invece, nel successivo ’36), poche copie che crearono un enorme scompiglio. L’allora vescovo di Londra, Tunstall, le fece bruciare tutte. Nel 1535, per una soffiata, Tyndale fu arrestato a Bruxelles e poi condannato a morte; legato a un palo, strangolato e infine bruciato.

“Solo nel 1611 il re Giacomo I autorizzò la prima Bibbia ufficiale inglese, la Authorized Version, che per due terzi consiste nella traduzione di William Tyndale. Questi però non è neppure menzionato, il suo nome è stato oscurato per cinque secoli fino al 1994, anno del cinquecentenario della sua nascita. Come spesso accade, i grandi innovatori vengono schiacciati dall’arroganza del potere e dall’incomprensione dei contemporanei.”

E’ questa una storia, vera, che mi ha fatto tanto riflettere su due livelli, Umano e umano. La forza, il coraggio, la determinazione, la fede di William Tyndale sono difficili da dimenticare. Mi hanno lasciato un segno. Complimenti soprattutto all’autore, Marco Videtta, che ha dato luce a Tyndale e ha scritto con grande maestria un magnifico romanzo.

Un pensiero riguardo ““L’uomo che scrisse la Bibbia” di Marco Videtta

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