Oggi 21 novembre 2020 si festeggia, come ogni anno dal 2013, la Giornata Nazionale degli Alberi. Giornata istituita per diffondere il rispetto e l’amore per la natura e in particolare per la difesa degli alberi.

Negli ultimi anni l’attenzione sulla questione ambientale è notevolmente aumentata – anche se mai abbastanza – e sono spuntati sugli scaffali delle librerie molti volumi che trattano la materia. Non avranno la stessa attrattiva e diffusione di un thriller o di un romanzo d’amore, ahimè, ma c’è qualcuno che li legge. Il seme è stato piantato, e si spera che nasceranno esseri umani più consapevoli e accorti.

In attesa della Giornata Nazionale degli Alberi ho deciso di leggere alcuni testi specifici e ce n’è stato uno che mi ha appassionato particolarmente, soprattutto per la sua completezza, ed è “La Terra salvata dagli alberi” di Francesco Ferrini e Ludovico Del Vecchio, pubblicato dalla casa editrice Elliot.

Francesco Ferrini è professore ordinario di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree all’Università di Firenze. E` stato Presidente della Società Italiana di Arboricoltura e membro del Board of Directors della International Society of Arboriculture (ISA). Ha ricevuto il riconoscimento della International Society of Arboriculture nel 2010 e l’ISA Award of Merit nel 2019.

Ludovico Del Vecchio è l’inventore del genere letterario del “green thriller”. E`ecologista, veterinario, piantatore di alberi nelle aree metropolitane in collaborazione con le autorità, alleva nel suo giardino querce e taxodi da destinare a incursioni notturne di “guerrilla gardening”.

Una breve descrizione degli scrittori di questo saggio era obbligatoria, perché è grazie alla loro passione e alle loro qualifiche che il testo acquisisce una grande rilevanza e solidità.

Ma quale è il nucleo centrale, il cuore di “La Terra salvata dagli alberi”?

Come dice appunto il titolo: salvare la Terra tramite gli alberi. E come è possibile farlo? Ecco, piantandoli.

Gli alberi sono il mezzo “naturale” e più economico per agire contro il cambiamento climatico, contro l’inquinamento.

E a questa conclusione ci arriviamo pian piano, veniamo letteralmente accompagnati per mano, attraversando capitoli che ci raccontano “l’albero”, la sua storia e le sue caratteristiche.

I due autori ci insegnano prima di tutto a essere i nuovi flaneurs del verde. Ammetto di aver dovuto cercare il significato di flaneurs e ho scoperto essere un termine francese reso celebre da Charles Baudelaire e sta a indicare il gentiluomo che vaga, senza fretta, per le vie cittadine e prova emozioni nell’osservare il paesaggio.

Veniamo invogliati a mettere le braccia dietro la schiena e a camminare lentamente, osservare gli alberi, iniziando a classificarli. Sono latifoglie (foglie larghe) o aghifoglie? E’ autunno e hanno le foglie non più verdi, le calpestiamo ormai gialle, arancioni e rosse? Quindi non sono sempreverdi, ma caducifoglie. Talvolta, passeggiando nei parchi cittadini possiamo notare anche una targhetta ai piedi dell’albero; leggiamola e imprimiamo nella testa il suo nome.

Come ci si accosta a un albero? Con rispetto, con curiosità. Con semplicità. Gli alberi si osservano. Un’arte da praticare con attenzione, senza fretta, per comprenderli e per capirne il loro valore. Assaporare la preziosità insita nel tempo necessario per arrivare alla perfezione che sta dinanzi ai nostri occhi.

Qualche volta possiamo anche imbatterci in alberi monumentali. Quegli alberi definiti tali per alcune caratteristiche: grandi dimensioni, portamento e forma particolari, rarità botanica, valore storico-culturale, valore paesaggistico e architettonico. Sul sito del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali c’è l’elenco degli alberi monumentali presenti in Italia. https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11260

I capitoli proseguono con resoconti sugli alberi nella storia dell’umanità, focalizzando l’attenzione su quanto questi fossero importanti e tutelati; basti pensare che nell’antica Grecia veniva messo a morte chi abbatteva un albero. Purtroppo però, il generale senso di sacralità degli alberi e del bosco si è man mano attenuato, fino a scomparire quasi del tutto.

La diffusione delle conoscenze scientifiche sulla morfologia, la biologia e la fisiologia vegetale, invece di aumentare il senso di meraviglia di fronte a creature perfette come sono gli alberi, li ha in qualche modo spogliati del loro aspetto misterioso, rendendoli alla fine più vulnerabili.

Uno dei primi alberi apparsi sul pianeta risale a circa 385/359 milioni di anni fa, durante l’era Devoniana, e fu l’Archaeopteris. I suoi fossili presentano un tronco legnoso con motivi ramificati come quelli delle conifere moderne, ma hanno un fogliame simile a quello delle felci e quindi si riproducevano come queste ultime, tramite le spore.

Io vorrei continuare a raccontare le meraviglie che ho trovato all’interno di “La Terra salvata dagli alberi” e di tutte le conoscenze che prima non avevo e che ho appreso. Di tutte le nozioni e le curiosità che Ferrini e Del Vecchio ci hanno donato per farci amare un pò di più gli alberi, ma devo necessariamente tornare al grandissimo appello, urlato a squarciagola: piantate alberi!

Purtroppo nel nostro ragionare comune preferiamo sempre di più che le città diventino smart, delle smart city e non delle green city. Siamo attratti più dalle tecnologie avanzate che possano aiutare e facilitare la nostra vita, senza pensare che una metropoli priva di verde, per quanto tecnologica non fa altro che toglierci quella vita, inesorabilmente.

Piantare alberi rappresenta la soluzione ottimale nel breve-medio periodo per migliorare la vita in città: mitigazione della temperatura, cattura del particolato, ovvero delle microparticelle inquinanti, creazioni di ambienti rilassanti e allo stesso terapeutici, aumento dei valori immobiliari dei quartieri ben alberati, miglior sicurezza e tanto altro ancora.

Una recente ricerca ha dimostrato che un investimento globale di solo 100 milioni di dollari in nuovi impianti di alberi potrebbe potenzialmente fornire a un numero pari a 68 milioni di persone una riduzione significativa dei livelli di particolato atmosferico, contribuendo anche a una riduzione di 1 grado Celsius della temperature dell’aria per almeno 77 milioni di persone. Inoltre, “un equivalente di investimento in alberi di 4 dollari a persona potrebbe salvare 11.000-36.000 vite ogni anno e ridurre gli effetti nocivi sulla salute di decine di milioni di persone.

Risulterei adesso tedioso se continuassi a elencare gli infiniti benefici del mettere a dimora gli alberi nelle nostre città e soprattutto non ho la conoscenza per farlo. Quindi vi rimando a questo bellissimo saggio, “La Terra salvata dagli alberi”, che vi aprirà gli occhi, anzi donerà a loro una nuova vista. Sarete persone più consapevoli e sono sicuro che alla prossima passeggiata, andrete lenti e metterete le braccia dietro la schiena per ammirarli, in tutta la loro magnificenza.

Buona Giornata Nazionale degli Alberi e proviamo ad avere a cuore il nostro pianeta.

La terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli.

Capo Seattle, Nativo Americano, 1852.

2 pensieri riguardo “Giornata Nazionale degli Alberi – “La Terra salvata dagli alberi” di Francesco Ferrini e Ludovico Del Vecchio

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