La letteratura giapponese mi ha sempre donato grandi esperienze di lettura e forti emozioni. Gli scrittori e le scrittrici giapponesi hanno una fantastica capacità di creare immagini che ti si fiondano addosso con prepotenza, anche se quell’immagine è così imbellettata da apparire innocua.

Avevo appena terminato di leggere “Seni e Uova” di Mieko Kawakami, quando conversazioni fatte al momento giusto e con persone giuste mi hanno spinto a recuperare quel romanzo che avevo così spesso visto in giro, sia in libreria che sui social: “La ragazza del convenience store” di Murata Sayaka.

Furukura Keiko è una bambina diversa dalle altre, un po’ strana. Se gli altri bambini piangono la morte di un uccellino e decidono di dargli degna sepoltura, lei invece lo raccoglie per portarlo alla madre dicendole che potrebbero cucinarlo e mangiarlo, al papà farebbe piacere dato che ama la selvaggina.

Tanti altri sono i comportamenti un po’ fuori dalle righe. Viene rimproverata da chiunque, dai genitori e dalle maestre. Furukura Keiko non capisce perché debba subire punizioni e grida accusatorie, tutto quello che fa lo fa perché a lei sembra giusto.

Un giorno, stufa dell’ennesimo rimprovero decide di smettere di essere se stessa e di conformarsi a quello che la società si aspetti essa sia e di sottostare alle regole imposte.

Cresce così, completamente snaturata del proprio io e così la ritroviamo ormai adulta. Ha trovato lavoro part-time come commessa in un konbini, un convenience store aperto 24/24, ed è qui che lei trascorrerà la sua vita. Finalmente un luogo che ha regole ben precise, dentro al quale non deve pensare se non eseguire, dove non deve faticare per conformarsi alla società.

Consacra tutta se stessa al convenience store diventando la lavoratrice ideale, perfettamente inglobata nelle direttive dei suoi responsabili.

Ma se questo lavoro le permette di arrivare indenne ai suoi trenta anni di età, senza che nessuno le dica che è una ragazza un po’ strana, però proprio l’avanzare dell’età la introduce in un nuovo passaggio fondamentale che la società impone.

Una donna di trenta anni non può più lavorare part-time in un konbini, quello è un lavoro per studenti. Una donna di trent’anni non può non aver trovato l’uomo della sua vita, con il quale creare una famiglia, mettere al mondo dei figli. Una donna sola a trent’anni deve almeno avere un lavoro di un certo rilievo, utile alla società che giustifichi il suo essere appunto sola.

Furukura Keiko è bombardata continuamente dalle domande delle amiche e della famiglia. È un animale selvatico in un mondo civile. Ancora, un’altra volta, proprio quando aveva pensato di essersi camuffata alla perfezione. La sua serenità da automa non c’è più, i suoi automatismi devono cambiare. Deve rispettare adesso nuove regole per poter passare inosservata e compresa.

“La ragazza del convenience store” di Murata Sayaka è una parabola che attraverso allegorie vuole trasmettere un insegnamento morale. Sembra di essere finiti in un mondo parallelo governato dal totalitarismo. Non c’è libertà di azione, ne’ di pensiero e ne’ di emozioni. Sembra di essere finiti proprio nel nostro mondo, dove non conta quello che sei, ma quello che produci. Vince chi è più simile agli altri, creati e impacchettati in serie. Tutto il resto è scarto, merce scaduta da togliere dagli scaffali di un convenience store.

Io sono una commessa, la commessa di un konbini, non riesco a immaginarmi in nessun’altra veste.

2 pensieri riguardo ““La ragazza del convenience store” di Murata Sayaka

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...