Oggi mi sono occupato talmente tanto delle cose brutte del mondo da perdermi l’eclissi di luna. Che stupido!

Byung-Chul Han è un insegnante di Filosofia e Studi Culturali, originario di Seul, ma residente a Berlino dove presta la sua attività presso l’Università der Künste. È uno dei filosofi contemporanei più interessanti e seguiti a livello internazionale.

Nella prefazione del saggio “Elogio della terra” dichiara che un giorno qualsiasi avvertì un profondo desiderio, un vero e proprio bisogno impellente, di essere vicino alla terra. Da quel momento decise di lavorare quotidianamente in giardino. Nel suo giardino a cui ha dato il nome di Bi-Won, che in coreano significa Giardino Segreto. Qui Byung-Chul Han ha potuto sognare la terra a venire, e più concedeva al suo tempo di indugiare nel silenzio e profumare, più otteneva rispetto dalla terra, dalla sua bellezza. L’autore ha deciso così di elogiare la terra, per proteggerla e trattarla bene.

Il primo insegnamento che emerge prepotente dalle pagine di questo Elogio è sul tempo, in particolare il tempo dell’Altro. E sono le piante a insegnarcelo, il rispetto del tempo degli altri. Ogni singola pianta ha il proprio ritmo, e questa attesa incerta, la pazienza necessaria (ad attendere la sua nascita o la sua fioritura) e la crescita lenta creano in noi un particolare senso del tempo. Anche quelle che sembrano quasi identiche hanno ciascuna un loro tempo. Il giardino è un incrocio di tanti tempi. Noi umani, ormai, siamo divenuti senza tempo, poveri di esso, in una perenne irrefrenabile corsa che brucia i tempi dell’Altro. Il Giardino ci allontana dal nostro ego, ci insegna a prenderci cura degli altri, assisterli e rispettare il loro tempo.

Il giardino è diventato un luogo d’amore.

A non farci più vedere l’Altro è anche la digitalizzazione del mondo che portando tutta l’attenzione sull’umano, fa scomparire la terra, rendendoci ciechi. E non vediamo più null’Altro. Lavorare in giardino fa nascere in noi il senso della terra che abbiamo perduto, e che rende felici. Il ritorno alla terra si chiamerà allora ritorno alla felicità. Ogni giorno trascorso in giardino è un giorno felice perché innaffiare i fiori, osservarli nel farlo, placa e rende silenziosamente felici. Il giardiniere tocca ciò che non c’è ancora, guarda in lontananza, e in questo consiste la sua felicità. In giardino mi riprendo dal tormento della vita.

Byung-Chul Han ha una predilezione per il giardino d’inverno, si considera una persona notturna ed evita la luce accecante. Ai raggi del sole preferisce le ombre chiare e per questo motivo in tutto “Elogio della terra” ci racconta di queste ore crepuscolari, dei luoghi d’ombra dove la luce arriva timida, delle piante che amano l’oscurità e dei fiori che rifuggono il sole o che sbocciano in gelide giornate invernali. Se fossi un fiore vorrei fiorire d’inverno.

Tutte le piante che fioriscono in inverno sono per certi versi delicate, fragili, minute. Questa loro discrezione è tuttavia dotata di una grazia indubbia. Ecco perché le amo.

Trascorrere le giornate in giardino, smuovere la terra, vedere dai rami che paiono morti rinascere, in primavera, una nuova vita, hanno portato l’autore a domandarsi il perché all’uomo questo miracolo è negato. L’uomo invecchia e muore, per lui non c’è primavera, non c’è risveglio, avvizzisce e si decompone. Le piante invece sono capaci di rinnovarsi, rianimarsi e ringiovanirsi. C’è sempre un nuovo inizio. Perché dobbiamo divenire sempre più deboli e invecchiare incessantemente fino a scomparire del tutto, senza alcuna possibilità di tornare alla vita? Perché?

Tra tutti questi pensieri profondi dell’autore e che portano il lettore alla riflessione, spuntano i fiori e le piante che adornano il suo giardino, e l’atmosfera è satura dell’amore che egli dona per prendersene cura, e ne fa il loro elogio, anche solo versando una lacrima o baciando ogni singolo fiore. Il suo amore cura le piante e loro ricambiano prendendosi cura di lui, regalandogli la felicità. 

Neppure una pianta del mio giardino è congelata, nessun fiore, il che equivale a un miracolo. Le ho scaldate col mio amore. L’amore è calore, calore interiore, capace di contrastare anche le temperature più rigide.

In questo periodo così buio c’è più che mai bisogno di un “Elogio della Terra”, per tornare a vedere l’Altro e amarlo, per avere riguardo di essa, altrimenti distruggendola distruggeremo noi stessi. La terra è bella, magica. Dobbiamo proteggerla, trattarla bene, elogiarla, invece di sfruttarla brutalmente. 

4 pensieri riguardo ““Elogio della terra” di Byung-Chul Han. Un viaggio in giardino

  1. Una chicca. Stamani vista la giornata ho iniziato dei lavori in giardino, erano le 10 più o meno… ad un certo punto erano le 13 perché i bimbi avevano fame… per me era trascorsa al massimo un’ora… ahhh

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  2. Quanti insegnamenti che ci può dare la terra…e noi “umani” guarda come la trattiamo male. Io avevo bisogno di ricaricare le pile e cosa c’è di meglio che immergersi nella natura e nel suo “silenzio” e osservare.

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