Durante l’inverno lascio sempre che il mio piccolo giardino se la cavi da solo. Dopo averlo sistemato in autunno, seminato le ultime cose e preso le accortezze per alcune piante, mi ritiro nelle mie stanze al caldo – per quanto possa essere freddo un inverno romano- e lo guardo dal vetro delle portefinestre. In realtà qualche volta vado a controllare, perché alcune delle piante fioriscono proprio quando è più freddo, e di certo non posso perdermi quello spettacolo. Le innaffiature sono rare, la pioggia pensa ai vasi che ho a cielo aperto, mentre un tantino di acqua – per quelli coperti dal balcone della signora che mi abita sopra – sono io a darla (molto raramente). Che sia chiaro, in inverno c’è sempre da fare qualcosa in giardino, ma io preferisco non viziarle, limitandomi al necessario.

Mi riposo, sapendo quello che mi toccherà fare per il resto dell’anno, quando non potrò assentarmi nemmeno un giorno se non voglio che i merli distruggano le semine appena fatte, mangiato tutto il prezzemolo, sporcato l’intero pavimento con la terra scavata forsennatamente in cerca di vermi. Per non parlare degli afidi che, agguerriti fino al collo, attaccano i primi germogli delle rose. E poi c’è sempre quella pianta sportiva che – sicuramente consigliata da un nutrizionista – beve litri e litri di acqua ogni giorno e se la lasci a secco per un po’ ti saluta per rinascere, nella sua prossima vita, in un giardino più fortunato.

L’arrivo della primavera è una vera festa in giardino ed è anche la stagione più attesa da tutti gli appassionati giardinieri. Sì, lo so, che parolone definirmi giardiniere con un misero giardinetto pavimentato in una metropoli, eppure dentro di me, nel mio cuore, sono un giardiniere, non alla stregua della mitologica Vita Sackville-West, ma voglio gironzolarle attorno per impregnarmi della sua aurea magica. Lasciatemi sognare.

Qui di seguito vi consiglio cinque libri che ho tanto amato e che vedono il “giardino” nella sua dimensione più ampia e romantica. Non pensate che siano manuali di giardinaggio – hanno anche consigli pratici –, ma sono molto di più. Vi faranno sorprendere per le cose nuove che imparerete, alcune di queste hanno il sapore dei trucchetti delle nonne, riderete per lo humor fantastico di alcuni giardinieri, e piangerete di una fantastica nostalgia e per la pace che magicamente sentirete nel cuore.

“Il libro illustrato del giardino” di Vita Sackville-West

Vita Sackville-West spesso viene ricordata soltanto per la sua storia d’amore con Virginia Woolf, come se la sua importanza fosse dovuta a questo legame e non per altri meriti, ogni tanto si aggiungeva al suo nome “poetessa e scrittrice”, in maniera vaga, giusto per caratterizzarla in qualche modo. Probabilmente perché Vita Sackville-West ha avuto un enorme successo più per i suoi scritti di giardinaggio che per i suoi romanzi, andando quindi a cogliere soltanto una nicchia di pubblico.

Per quasi quindici anni, dal 1946 al 1961, Vita Sackville-West ha curato la rubrica settimanale di giardinaggio dell’Observer e, nonostante non avesse mai fatto studi specifici, possedeva tutte le qualità per scrivere di botanica. Le doti che servivano erano il saper scrivere e il sapersi occupare del giardino.

“Il libro illustrato del giardino” è suddiviso in dodici capitoli corrispondenti ai mesi dell’anno, e a ogni capitolo ci sono gli articoli dedicati alle cure specifiche delle piante e dei fiori per quel periodo. In ogni pagina si percepisce l’amore viscerale di Vita Sackville-West per il mondo vegetale; la passione traspare in ogni descrizione, così come è tangibile la commozione della sua anima nello stare in relazione con i fiori e le piante del suo giardino.

I suoi articoli sono prodigiosi, hanno la capacità di far entrare in connessione il lettore con la natura, anche se la natura limitata al proprio giardino, o al singolo vaso posto fuori a un balcone; rende eterno questo legame, e ci eleva, come direbbe la Poetessa Emily Dickinson, sopra il rumore del mondo.

“E il giardino creò l’uomo. Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri” di Jorn de Précy

Jorn de Précy nacque a Reykjavik nel 1837, figlio di un ricco commerciante. All’età di quattordici anni, mentre camminava senza meta, perso nei suoi pensieri, si imbatté in un boschetto di betulle. Erano disposte in un cerchio perfetto, come se fosse stato disegnato da un compasso. Al centro del cerchio, dall’erba spuntavano ciclamini selvatici. Le betulle lo invitarono ad entrare, e quando lo fece fu pervaso da una gioia indescrivibile. Sembrava la dimora di un elfo o di un qualsiasi altro essere magico. Chiuse gli occhi, e quando li riaprì, inspiegabilmente, ebbe un’illuminazione. Si sentì come in un grembo materno e capì all’istante che la Terra era un enorme giardino.

Questo manifesto ribelle e sentimentale di Jorn de Précy ruota su un concetto fondamentale: l’uomo non dovrebbe considerarsi il proprietario della Terra, ma il suo custode.

Non limita questa sua filosofia alla semplice protezione dei bei paesaggi dagli assalti della modernità, ma la amplia implementandola con una modifica radicale del nostro rapporto con il vivente, fino a considerare l’intero pianeta come un vasto giardino. Egli immagina un’umanità finalmente tranquilla che può, se lo vuole, vivere in questo grande spazio che è la Terra, prendendosi cura della vita.

Questo libro, oltre ad avermi fatto immaginare, sognare, un mondo dove ogni persona si prende cura della vita, mi ha dato anche del nuovo materiale letterario da recuperare, leggere, ma soprattutto imprimere nella mia persona. Mi ha riempito il cuore di cose belle.

“L’anno del giardiniere” di Karel Čapek

Nella prefazione di questo libro, “L’anno del giardiniere” di Karel Čapek, c’è scritto che un libraio un po’ distratto potrebbe riporre lo stesso nel reparto “giardinaggio”, sbagliando completamente. E di fatto è così, perché pur trovando qualche sporadico consiglio indiretto, l’autore, con sagacia e humor, racconta, ripercorrendo i mesi dell’anno, vari aneddoti che decantano lo strambo, ma che dico, strambissimo, comportamento di quell’essere, di quel maniaco esaltato, che è il giardiniere di città.

Nel 1925, Karel Čapek, scrittore praghese, va a vivere insieme al fratello (che ha impreziosito questo libro con simpatiche illustrazioni), in una villetta con un grande giardino in periferia. Si appassiona al giardinaggio e, il suo già diario pubblico, tra l’altro molto famoso, diffuso tramite una rivista di borghesi intellettuali, si trasforma nel suo diario pubblico di giardinaggio.

Mese dopo mese, osserviamo il giardiniere cittadino – più che altro intravediamo sempre prima il suo deretano – che accompagna le sue piante nelle varie stagioni affrontando le problematiche che ognuna di esse porta. E anche se Karel Čapek descrive ogni cosa con estrema ironia, lascia che tra le varie pagine se ne depongano altre pregne di linfa vitale, dei benefici dell’arte del giardinaggio e dell’ineluttabilità della Natura.

“Il Giardino delle Vecchie Signore” di Maureen e Bridget Boland

«Noi non siamo delle Vecchie Signore, ma piuttosto delle vecchie zitelle; non siamo nemmeno, in alcun modo, delle giardiniere professioniste. Abbiamo raccolto dei consigli in questo libro perché ne avevamo bisogno noi per prime»

È bastata questa frase di presentazione delle sorelle irlandesi Boland per farmi innamorare del libro ancora prima di leggerlo. Ho pensato a mia nonna e a sua sorella zitella e ai consigli che ogni tanto mi davano per tenere al meglio le piante che coltivavo nel loro giardino. Consigli che facevano storcere il naso al fioraio da cui andavo molto di rado per acquistare le piante, ma che facevano annuire saggiamente le altre vecchie signore nostre vicine.

Questo è quello che fanno Maureen e Bridget Boland nel manuale “Il giardino delle Vecchie Signore”, far annuire le altre vecchie degne del club. Il loro obiettivo era quello di dare consigli pratici, del genere rimedi della nonna, che non venivano mai menzionati dai nuovi libri di giardinaggio, in modo da tenerne memoria e diffonderli, mescolando anche una buona dose di superstizione.

Tutta la loro esperienza e i consigli dati a loro dai vicini di casa – soprattutto quelli dell’Hampshire – sono in questo libro che contiene anche “Le magie del giardiniere”, scritto soltanto da Bridget nel 1977 e dedicato alla sorella da poco scomparsa, che si concentra soprattutto sui poteri magici delle piante.

“Il giardino delle Vecchie Signore” e “Le magie del giardiniere” sono due testi di spiccata ironia british, pieni di consigli validi, con un sapore retrò da far sognare, e quel pizzico di magia e superstizione che rende il mondo sempre un posto migliore dove stare.

“In giardino non si è mai soli. Diario di un giardiniere curioso” di Paolo Pejrone

Questo libro ha rappresentato una delle mie letture preferite dello scorso anno perché mi ha riempito di speranza. Paolo Pejrone mi ha letteralmente detto che anche un giardino con prevalenza di ombra (come il mio) può essere incantevole come quello che è abbracciato dal sole tiepido del mattino. Mi ha elencato piante di una bellezza unica che amano l’ombra e mi ha indicato come tenerle al meglio. È stato come avere una consulenza privata, sembrava stesse parlando proprio a me per darmi entusiasmo e coraggio nel riempire quei due vasconi vuoti che attendevano le piante giuste.

Il giardino che appare nel libro è quello di Revello, nel Salluzzese. Nella mia testa è un piccolo paradiso dell’Eden in cui Paolo Pejrone riesce a dare importanza a ogni pianta, ogni fiore, a ogni essere magico che lo abita. Tutte le piante hanno una loro identità e lui ce ne parla con entusiasmo, con amore. Ci fa innamorare di ogni pianta che nomina, perché ognuna ha la sua caratteristica, la sua peculiarità che la rende unica. “In giardino non si è mai soli” rappresenta un luogo di altri tempi in cui non solo gli scrittori si riunivano nei loro club, ma anche i giardinieri; è un luogo dove le piante non sono state ancora ibridate malamente dagli uomini, ma mantengono la loro classe e la loro finezza.

6 pensieri riguardo “Cinque libri da leggere sui giardini. Per chi ama sporcarsi le mani di terra e humus, gironzolare annusando i fiori del proprio giardino e per chi crede nei trucchetti delle nonne.

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