“Il giardino dei cento semi” di James Fenton rientra in quella categoria di libri che compiono un piccolo miracolo, almeno in me: sviluppano l’immaginazione. Ovviamente bisogna essere appassionati di natura e di giardinaggio, o almeno aver sognato qualche volta un giardino personale. Questa è una condizione necessaria, perché è difficile far comprendere il vero significato dell’avere un giardino, il moto interiore che causa veder nascere da seme una pianta, fino a giungere alla fioritura, l’apice della nostra felicità.

È espressione della nostra arte, quindi della nostra anima. Ci improvvisiamo pittori, ma armati di semi, bulbi, radici, vasi e terra. Riempiamo ogni spazio disponibile, talvolta ce lo inventiamo lo spazio in più, e affondiamo le mani. Immaginiamo chiazze di colori, combinazioni possibili. Quello che creiamo è un quadro in continuo mutamento, non sappiamo come diventerà e quali ostacoli ne cambieranno le sembianze. Il giardino seppur manovrato da noi, è indomabile come l’anima, non ci sono catene che possano imprigionarlo. Quando sono in giardino mi sento libero, capisco cosa è la libertà.

James Fenton è un poeta inglese e un appassionato di giardinaggio. “Il giardino dei cento semi” è una raccolta degli articoli che l’autore ha scritto per il Guardian, circa venti anni fa. Il volume potrebbe apparire, inizialmente, come l’elenco di cento semi da mettere in terra per avere un giardino fiorito, un gioco consistente in “chissà cosa fiorirà”, ma è evidentemente molto di più.

Il giardino moderno viene inizialmente progettato – da veri architetti -, si pensano poi alle piante che potrebbero stare bene nelle determinate condizioni di luce previste e disponibili, e infine si comprano esattamente quelle piante in vivai specializzati. Quello che rimane da fare una volta completato il giardino, è la manutenzione. James Fenton, invece, pur ritenendo questo approccio ragionevole, spiega a noi lettori che non è l’unico metodo, soprattutto quando non si hanno soldi da spendere per progetti costosi. Cento bustine di semi possono dare vita a tante di quelle piante da affollare un giardino.

Ma questo libro non vuole parlare di grandi progetti, bensì di come procedere per creare un giardino basilare, seguendo il metodo più tradizionale: piantare dei semi e vederli crescere. I semi che ho scelto sono, in linea di massima, quelli che nel corso di numerosi anni mi hanno soddisfatto e deliziato nel mio giardino. Questa è la mia antologia personale.

I capitoli sono molto brevi, e ognuno dei capitoli racchiude una manciata di semi suddivisi in base alla visione personale dell’autore in relazione ai colori, alla grandezza, alla stagionalità, al portamento rampicante o strisciante, all’annualità della pianta o alla sua permanenza stabile. James Fenton ci lascia la sua esperienza, i suoi consigli e le sue riflessioni legate ai singoli fiori. Quello che crea è una visione straordinaria del suo giardino, che diventa anche il nostro perché lo abbiamo immaginato secondo il nostro gusto e le nostre inclinazioni emotive. Alla fine del libro, ci lascia anche alcune indicazioni pratiche su come seminare e l’elenco riassuntivo dei cento semi nominati.

Mi ha donato benessere. Quando ho chiuso il libro avevo la testa persa nel mio giardino, quello che non esiste in nessun luogo, almeno nessun luogo fisico. “Il giardino dei cento semi” ha alimentato i miei sogni e ho ricordato quanto faccia stare bene sognare e avere qualcosa, o qualcuno, che senza volerlo, alimenta la tua fiamma. Basta davvero poco.

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