“Servirsi” di Lillian Fishman

Una delle cose più belle dei romanzi contemporanei – o almeno di molti – è la libertà dei protagonisti di vivere senza giustificazione alcuna, o come movente della loro storia, la propria sessualità e la propria identità di genere. Queste non sono più il motivo per cui viene scritto un romanzo, ma semplicemente caratteristiche dei personaggi, superando la soglia dello scalpore, o stupore, adagiandosi in un dato di fatto. Soltanto per questo, mi sento di dire: grazie! Sviluppare una cultura di inclusività ci rende umani.

Avevo una ragazza fantastica – generosa, che mi copriva di attenzioni, brava a letto […]. Eppure, per ragioni che ancora mi risultavano oscure, la sera prima avevo caricato quelle foto seduta a mezzo metro da lei […].

Le foto che Eve carica on-line la ritraggono nuda. Sul cellulare conservava centinaia di foto in cui era senza vestiti, in varie posizioni, foto scattate in bagno, sul letto, riflesse in uno specchio. Quando le guardava si innamorava del suo corpo e la sensazione provata era quella di disuso. Un corpo giovane che non stava realizzando lo scopo per cui era al mondo, ero stata creata per fare sesso. Così ne sceglie alcune e le pubblica su un sito di incontri. Ricevono tanti commenti, di vario genere, alcuni sono volgari, altri brutali, altri ancora sono semplici complimenti. Eve però viene catturata dal commento di una ragazza, Olivia, che le chiede di bere un drink insieme. Vivono nella stessa città, New York.

Si vedono in un locale, un incontro normale. C’è imbarazzo, non avevano avuto altre conversazioni on-line. Eve avverte che Olivia non è spontanea, sembra non sapere nemmeno lei cosa voglia, è confusa. Alla fine, Olivia, con labbra ferme, dice a Eve che c’è un uomo con il quale va a letto e che le sue foto sono piaciute a entrambi. Vorrebbero incontrarla insieme. Lui è Nathan, ed Eve accetta di uscire con loro.

Il 28 giugno scorso ho avuto la possibilità di ascoltare Lillian Fishman dialogare sul suo romanzo “Servirsi”, a Piazza dell’Orologio, qui a Roma, nel chiostro della Casa delle Letterature. Le risposte date dall’autrice, intervistata da Irene Graziosi (in libreria con “Il profilo dell’altra”, sempre edito da E/O), hanno fatto luce su tanti aspetti del romanzo che ancora non avevo elaborato, dando anche più significato alla lettura da poco conclusa. Lillian Fishman ha subito sottolineato che non è stata sua intenzione scrivere un libro queer, proprio perché non ha voluto dargli un’etichetta. Penso sia frustrante e non abbia senso ha detto, può essere visto anche in questo modo, lo capisco, ma non mi piace.

presentazione libro

L’autrice ha scritto il romanzo partendo da un problema: cosa si prova a fare qualcosa che ti disturba perché lo reputi politicamente scorretto? Eve, all’inizio della storia, ha una morale molto rigida, formata dalla società patriarcale in cui vive. Guardando i suoi nudes e provando quella sensazione di disuso del suo corpo, decide di rompere l’ordine e fare un qualcosa che, in base alla morale inculcata dalla società, è assolutamente non corretta: pubblicare foto in cui è nuda, tradire la propria fidanzata e fare sesso promiscuo in un ménage à trois. La sua formazione, la sua nuova formazione, permette al lettore, e ovviamente alla protagonista stessa, di porsi domande e riflettere sul sesso, la sessualità e il desiderio. La prima certezza è che non c’è alcuna certezza, sono aspetti con infinite variabili perché infinite sono le intimità. Eve, in questa nuova relazione con Olivia e Nathan, scopre altre morali.

Nathan incarna l’uomo di successo, sicuro di sé, caratteristiche che a livello teorico disgustano Eve, perché sono la rappresentazione stereotipata del maschio bianco cisgender. Ma Ethan non ha uno schema di valori proiettato sugli altri, è una persona neutra, non giudicante, e questo interessa a Eve che, appunto, si sente libera e non giudicata, può farsi le domande che altrimenti avrebbe paura di farsi. È attratta proprio dall’elemento di mascolinità di Ethan, dalla sua sicurezza, dal suo sentirsi perennemente a proprio agio; sono caratteristiche che proietta su se stessa. Olivia è il personaggio più misterioso del romanzo – lo è per la stessa autrice -, interessata più all’aspetto estetico e intimo, vive e viene soggiogata da Nathan. Il comportamento passivo di Olivia crea disagio in Eve, perché nella sua morale rappresenta la donna soggiogata dall’uomo, umiliata.

Il romanzo mi ha aiutato a comprendere diverse modalità in cui si esprimono due donne diverse tra loro. Questo ho cercato di sviluppare nel libro, ha detto Lillian Fishman. Ed è questo quello che muove “Servirsi”, l’incontro di diverse espressioni, l’elaborazione di esse e la formazione che hanno i protagonisti nel vivere questo cambio di schema morale. Eve a un certo punto del romanzo pensando a Nathan, alla sua nudità, alla sua totale e misteriosa libertà, capisce che il suo era stato il più grande servizio che le fosse mai stato reso.

A più di un mese dalla lettura del libro, continuo a porre i miei pensieri nelle riflessioni che mi ha suscitato questa lettura. Lillian Fishman ha una scrittura raffinata, coinvolgente, mai volgare o scandalosa, proprio perché non ha voluto suscitare scalpore. È un romanzo senza una vera trama, come lo sono molti romanzi di questa nuova era – difficile non citare Sally Rooney -, e anche per questo motivo può colpire o passare inosservato, scivolando in superficie. È difficile, d’altronde, onorare fino in fondo i propri desideri e distruggere l’ordine precostituito.

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