La libreria Shakespeare and Company di Parigi

Esterno libreria Shakespeare and Company

Quando l’ho scorta dalla strada, ammetto di aver avuto un piccolo sobbalzo al cuore. L’avevo così immaginata e idealizzata che vederla lì davanti ai miei occhi, nel suo bellissimo verde british, è stato stranissimo. Ho avuto bisogno di qualche secondo per focalizzarne i dettagli e per far partire la felicità che avevo alimentato in anni e anni di pensieri e immagini. Non avevo assolutamente idea di quale fosse il contesto in cui sorge, mi ero promesso di non sbirciare troppo su Google Maps, e scoprirlo è stato fantastico.

Ho attraversato Rue de la Cité, sull’isola fluviale denominata Île de la Cité, lì dove era stata rifondata la città medievale di Parigi. Un’isola collegata con nove ponti a entrambe le rive del fiume Senna. Il cuore di Parigi è qui. Svetta eterna la cattedrale di Notre Dame, l’ho scorta con il cuore a pezzi, gravemente ferita dall’incendio del 2019. Palpitante ho sognato di intravedere l’ombra di Quasimodo accanto a un gargoyle. Ho proseguito lungo la strada, forzandomi di voltare la testa e abbandonare Notre Dame, giungendo alla riva della Senna dopo aver attraversato il Petit Pont. Dalla strada principale, Quai de Montebello, ho sceso tre gradini che conducevano a una stradina con la pavimentazione in pietra, rue de la Bûcherie, e sono giunto al civico 37.

Il nome Shakespeare and Company è su assi di legno giallo, la “S” di Shakespeare è colorata di rosso a differenza delle restanti lettere nere. Il piazzale era vuoto, ancora nessun avventore, perché ancora chiusa. I banchi di libri usati però erano già a disposizione delle persone, aperti in attesa di mani desiderose di sfogliare. Erano le 09:40, mancavano venti minuti all’apertura. Ho approfittato all’istante di quella solitudine per iniziare a esplorare l’esterno e a scattare le prime foto. Dopo nemmeno dieci minuti ho visto sopraggiungere altre persone, perlopiù giovani ragazzi e ragazze. Anche loro erano in attesa che aprisse la libreria. Ho capito che dovevo posare il cellulare e predispormi già verso la porta di ingresso. Sono stato il primo cliente della giornata. Venerdì 26 agosto 2022.

Descrivere il turbinio di emozioni non è semplice, si sono accavallate tutte e ricordo che mi ha colto un’ansia di dover vedere tutto e presto. Avevo paura che le altre persone in fila potessero rubarmi o rovinare qualcosa. Ho respirato, cercato di ragionare e pensato “da dove inizio?”. Mi sono lasciato attrarre da un cartello che indicava il piano superiore come sala lettura e dato che sono solito iniziare dalla fine (eccetto che per i libri o comunque per cose che obbligano una cronologia o ordine precisi) ho imboccato le scale per dirigermi nell’ultimo anfratto della libreria. Mai scelta fu migliore.

Con i paraocchi ho finto di non aver scorto quadri con facce conosciute, un letto, un pianoforte, una macchina da scrivere, uno specchio, un lavandino? Sono andato direttamente in quella che è probabilmente la sala principale di lettura e dove si svolgono gli eventi della libreria. Pareti completamente rivestite da libri, ovunque si posassero gli occhi: libri. Di fronte a me una piccola scrivania con sopra poggiata una macchina da scrivere. Chi si fosse seduto alla scrivania per battere a macchina poteva ammirare il paesaggio fuori dalla finestra. Notre Dame a vista d’occhio. Ora potevo rallentare e iniziare a godermi tutto. Ero alla libreria Shakespeare and Company, finalmente.

Ho passeggiato con estrema calma in tutte le stanze, ho lasciato scorrere gli occhi sui dorsi dei libri, dai più rari e preziosi alle ultime uscite, sulle foto incorniciate dei volti dei più grandi scrittori e delle più grandi scrittrici. Vita Sackville-West, Virginia Woolf, Maya Angelou, Clarice Lispector, Simone de Beauvoir, Truman Capote, Leonard Cohen, Sylvia Plath, James Baldwin, e tantissimi altri. Il piano superiore è la zona preservata, quella tenuta “antica”, dove sembra di essere tornati indietro di anni e anni, i libri sono tutti vecchi, quindi meravigliosi. La libreria Shakespeare and Company ha una lunga storia alle spalle che magari racconterò in un altro articolo. Qui mi sento soltanto di dire che fu fondata dall’americana Sylvia Beach nel 1919, ubicata però inizialmente in un altro indirizzo (adesso c’è una targa commemorativa al civico 12 di Rue Odéon). A lei dobbiamo la fama di Hemingway e Joyce, essendo stata lei l’artefice della pubblicazione dell’Ulisse e di Three Stories and Ten Poems. La libreria ha rappresentato, negli anni 20, il punto di riferimento per gli scrittori della lost generation, e poi negli anni 50 per quelli della beat generation.

Un piccolo cartello attaccato su un vecchio muro diceva “Please do not feed Aggie the cat. She may get sick if you do!”. L’ho cercata per le varie stanze, per farle una carezza, ma ho trovato solo i suoi tanti cuscini. Chissà dove si era nascosta, e chissà come fa a sopportare tutta quella gente che ogni giorno affolla – letteralmente – la libreria. Quando sono stato abbastanza soddisfatto della visita, ho preso un libro dagli scaffali per acquistarlo e per avere così il famoso stamp come ricordo. È al piano terra che si possono trovare le nuove uscite, qualsiasi genere di libro, da quello mainstream a quello di realtà editoriali piccole; ho notato tanta cura nel loro catalogo, con molti libri di genere e attenti all’inclusività. La famosa tote bag invece era terminata da settimane, così al suo posto ho preso due sacchetti porta libri che fanno comunque la loro figura.

Sono uscito dalla libreria felice, in mano un libro prezioso come un tesoro, orgoglioso di essere stato il primo cliente e per l’ennesima volta ho avuto la conferma che la mia vita ha modo di essere soltanto grazie ai libri e alle storie.

interno libreria Shakespeare and Company - sala lettura
Total
0
Shares
Comments 4
    1. Ho acquistato A Shakespearean Botanical, un libro illustrato sulle piante e i fiori citati nelle opere di Shakespeare. Bellissimo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Prev
“Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” di Johan Harstad
libro che ne è stato di te buzz aldrin

“Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” di Johan Harstad

Se allora mi fosse stato concesso di esaudire un solo desiderio, penso che avrei

Next
“Notre Dame de Paris” di Victor Hugo
libro notre dame de paris

“Notre Dame de Paris” di Victor Hugo

Il viaggio che ho fatto a Parigi non era nei miei progetti, è stato un regalo