“Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” di Johan Harstad

Se allora mi fosse stato concesso di esaudire un solo desiderio, penso che avrei voluto che niente cambiasse. Tutto eternamente fisso. Volevo giorni prevedibili.

Non tutti vogliono essere persone di successo, grandi campioni, direttori di aziende. Ci sono persone che desiderano soltanto pesare il meno possibile sulla faccia della Terra, non essere d’intralcio a nessuno. C’è chi sogna di diventare la star e chi è felice di essere il pubblico. Non perché si è costretti, o perché non esistono alternative, ma proprio perché è quello che si vuole. Mattias, il protagonista del romanzo “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” di Johan Harstad, è un giardiniere, lavora in un piccolo vivaio e non vorrebbe essere in nessun altro posto al mondo.

Mattias è nato in una notte famosa, il 20 luglio del 1969, quando Neil Armstrong passò alla storia come il primo uomo che mise piede sulla Luna. La missione Apollo 11 fu uno straordinario successo per l’America e per l’intera umanità, la prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva mondiale. Chi è che non conosce Armstrong? Eppure, su quella stessa navicella, c’era un altro uomo, un altro uomo che ha calpestato il suolo lunare insieme ad Armstrong. Buzz Aldrin. Chi si ricorda di lui? Che ne è stato di Buzz Aldrin?

È così che vuole essere Mattias, come Buzz Aldrin, uno che ha fatto la propria parte e poi è sparito tra la folla. La sua paura più grande è di essere d’intralcio a chi vuole essere primo. Lui è quel ragazzo in classe che una volta finita la scuola nessuno ricorda più, quello che era impensabile potesse avere una fidanzata, o aver trovato un lavoro. Se ce l’ha fatta lui, possono farcela tutti, no? Si dà per scontato che quella persona soffra, e invece è la persona più felice che tu possa mai incontrare.

Quello che Mattias però non aveva messo in conto è che anche quei giorni tutti prevedibili possono terminare all’improvviso. Tutto può crollare. L’amore può andar via, così come il lavoro. Gli ancoraggi che ti permettevano di essere una ruota dell’ingranaggio hanno smesso di funzionare, da oggi ero ufficialmente in avaria. Mentre tutto crolla, Mattias decide, per cambiare aria, di accompagnare la band musicale capeggiata dal suo migliore amico in una tournée sulle isole Fær Øer. Qui, una serie di circostanze, lo costringeranno a trasferirsi in pianta stabile e ad affrontare la propria solitudine, in quel paesaggio desolato che accoglie la sua desolazione. Un paesaggio lunare. Magnificent desolation, avrebbe detto Buzz Aldrin; furono le prime parole pronunciate quando mise piede sulla Luna. Inizia un lungo percorso, doloroso e intimo, insieme ad altri ragazzi che come lui hanno fatto crack, si sono spezzati.

Ma non riesco a dormire, resto sdraiato sulla schiena a occhi chiusi, spero che venga qualcuno, che qualcuno apra la porta all’improvviso, la mamma, che qualcuno entri con la cioccolata, con le mani calde, che prenda tra le mani la mia testa incasinata, mi scompigli piano i capelli, scuota il cuscino, si sieda sulla sponda del letto a sussurrare parole sagge piene d’esperienza fino a convincerti che non ci saranno complicazioni, devi solo lasciarti andare e tutto si sistemerà da sé.

Magnifica desolazione. È esattamente la frase giusta per descrivere questo libro. Johan Harstad è stato capace di raccontare, in prima persona, l’interiorità di Mattias in maniera incantevole. Sono stato così attratto dalla sua anima da avere un perenne vuoto allo stomaco, come mi è capitato soltanto per altri pochi romanzi. Ho ritrovato le atmosfere di libri come “Non lasciarmi” di Ishiguro o “L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio” di Murakami. L’autore tratta con una delicatezza e accoglienza estreme temi ostici quali la solitudine, la depressione, la malattia mentale. In una società come la nostra in cui si è giudicati soltanto per la produttività e il successo, la vita di tutti i Mattias non è per nulla facile, non c’è accoglienza per chi desidera volare basso, camminare lenti, o anche per chi ha un po’ di esistenzialismo congenito. È un romanzo importante, che passa in sordina come vorrebbero Mattias e Buzz Aldrin, ma giunge nelle mani di chi conosce quelle emozioni e le ricerca, e lo accoglie con la stessa delicatezza usata da Johan Harstad, e se ne prende cura.

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