
Ho letto “Memorie di un vecchio giardiniere” di Reginald Arkell come se fosse il racconto della mia vita, il sogno di ciò che avrei voluto che fosse. Per questo motivo mi sono commosso profondamente, ho avuto proprio i lacrimoni, non soltanto sul finale ma durante tutta la lettura del romanzo. E infatti questo libro è diventato, come pochissimi altri, non solo uno dei miei preferiti ma uno di quelli che più mi rappresentano. Alla domanda “se dovessi essere un libro, quale saresti?”, adesso inserirei “Memorie di un vecchio giardiniere”.
Il romanzo racconta la vita di Herbert Pinnegar, detto poi “Old Herbaceous”, cioè “Vecchia Gramigna”, un giardiniere inglese che, ormai anziano e vicino alla morte, ripercorre la propria esistenza osservando il giardino della grande villa in cui ha lavorato per tutta la vita.
Non si sa nulla di come Herbert sia venuto al mondo, è un bambino di origini sconosciute, abbandonato sulla soglia di una famiglia del villaggio. Fin da subito sviluppa una sensibilità diversa da quella degli altri ragazzi e mostra un forte interesse per la natura, in particolare per i fiori selvatici. Fortunatamente ha una maestra, Mary Brain, che lo incoraggia nella sua passione e lo introduce alla botanica.
La svolta nella sua vita avviene quando partecipa a una mostra floreale e ottiene un premio per la composizione di fiori selvatici da lui creata. Inizia così a essere notato e attira l’attenzione di una signora, che gli chiede di lavorare come apprendista giardiniere presso la sua grande tenuta. All’interno di questo immenso giardino Herbert cresce e impara il mestiere.
Herbert è un personaggio che ho amato nel profondo, ha un cuore enorme, una sensibilità e un’empatia rigogliosissime ed è incapace di qualsiasi forma di male. La vita gli fiorisce davanti quasi come forma di gratitudine nei suoi confronti. Il suo passo è lieve, non pesa sulla faccia della Terra. Herbert è come Gabriel Oak di “Via dalla pazza folla” di Thomas Hardy, non è nemmeno in grado di comunicare il suo amore se non attraverso gesti intimi e celati. Herbert è puro, per questo leggere di lui commuove.
Il giardino è il centro assoluto della sua esistenza, è lì che si compie il suo essere. I fiori sono più importanti di qualsiasi relazione sociale o ambizione personale, ma proprio questa dedizione lo rende un giardiniere esperto e rispettato. Le fiere di giardinaggio e gli appassionati non possono più fare a meno di lui.
Reginald Arkell ha scritto un romanzo breve e semplice, pagine lievi come il protagonista, una vita sussurrata, senza clamore ma piena di quella leggerezza di cui il mondo ha tanto bisogno.


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