“Jude l’oscuro” di Thomas Hardy

Dal momento che noi siamo felici così, agli altri che cosa importa?

Ogni anno cerco di leggere almeno un libro di Thomas Hardy, con lo scopo, principalmente, di non dimenticarmi che esiste un autore classico dell’Ottocento, inglese, che sa donarmi, più di altri, storie in cui riesco a dimenticare, invece, la mia di storia e il luogo dove essa è ambientata. E come rito benefico e propiziatorio, non accumulo suoi libri nella mia libreria, ma ogni qualvolta voglio leggerne uno, lo ricerco nei mercatini fisici dell’usato oppure online.

Anche se Gabriel Oak di Via dalla pazza folla è il mio personaggio maschile preferito, uscito dalla penna di Thomas Hardy, il romanzo che si è posizionato primo per emozioni trasmesse è Nel bosco. O almeno l’ho creduto fino a quando non ho iniziato a leggere Jude l’oscuro, arrivato a circa la metà e compreso che con questo libro, a differenza degli altri, oltre al semplice romanzare divinamente una storia, Hardy ha fortemente scagliato invettive contro la società vittoriana, contro l’istituzione del matrimonio, il concetto di famiglia tradizionale, e contro le barriere che di fatto impedivano ai poveri l’accesso alla cultura universitaria. Tutto questo ha dato un valore aggiunto al romanzo, ha donato spessore alla storia ed eliminato ogni barriera temporale, rendendolo attualissimo e con molti spunti di riflessione.

Il protagonista del romanzo è Jude, che conosciamo fin dalla tenera età, quando dopo essere rimasto orfano è costretto a trasferirsi da una zia e a vivere in povertà; gli viene insegnato sin da subito a lavorare, a fare delle piccole mansioni per i bottegai del villaggio. Di lui impariamo subito anche che è un bambino che non può sopportare di far male a chicchessia e che – Thomas Hardy ce lo dice senza troppi giri di parole – questa debolezza di carattere, se così si può chiamare, faceva capire come egli fosse un uomo destinato a soffrire molto, prima che il sipario, chiudendosi sulla sua vita inutile, venisse a riportargli la pace. Lettore avvisato, mezzo salvato.

Jude l’oscuro si apre con l’addio al maestro del villaggio, il signor Phillotson, costretto a trasferirsi alla nuova destinazione d’incarico, da Cresscombe a Christminster. Tutti sembrano dispiacersene, in particolare l’undicenne Jude che per lui prova una profonda ammirazione. Il maestro rappresenta il suo unico punto di riferimento maschile e Jude farebbe di tutto pur di essere come lui. Ed è quello che tenterà di fare. Con grande determinazione decide di mettere a frutto quello che gli è stato insegnato nelle poche lezioni serali che ha frequentato, studiando da autodidatta, con il sogno, un giorno, di diventare un accademico e trasferirsi nella città di Christminster, dove è andato il maestro Phillotson; città famosa per i suoi istituti educativi, le università e per l’ambiente accademico costellato da nomi illustri.

Jude però deve fare i conti con la sua misera vita, scontrarsi con la zia che ha invece come unico obiettivo quello di racimolare i pochi spicci utili per vivere decentemente e con l’ambiente contadino e bigotto che lo trascina sempre più giù e dal quale si fa assorbire completamente. Crescendo, commette anche un terribile errore, quello di sposarsi con Arabella, una donna frivola che si rivelerà essere anche acida, scorbutica e per nulla incline all’affetto. Le loro vite erano rovinate […] per l’errore fondamentale della loro unione matrimoniale: quello di aver basato un contratto a vita su un sentimento momentaneo che non aveva nulla a che vedere con le affinità che sole possono rendere tollerabile una compagnia per tutta la vita.

Così come si sono uniti, così facilmente decidono di intraprendere ognuno la propria strada. Ed è da questo momento che inizia l’ascesa di Jude, il suo cammino verso la realizzazione del proprio sogno, ma anche la sua completa distruzione. Cambia lo scenario, ci spostiamo da Crosscombe a Christminster, dove molti anni prima si era trasferito il maestro, il signor Phillotson, ma è anche la cittadina dove vive sua cugina Sue, che non ha mai conosciuto, se non tramite un vecchio ritratto situato nella casa della zia. È bastato quel volto raffigurato a smuovere qualcosa in Jude, a farlo uscire dall’apatia che stava vivendo e a dargli il motivo per trasferirsi e riprendere in mano la propria vita.

In questa seconda parte Thomas Hardy infiamma la sua penna, rendendo Jude l’oscuro un capolavoro senza tempo. Abbandona le strutture melodrammatiche del romanzo ottocentesco e ci racconta una storia d’amore senza amore, o almeno senza l’amore romantico a cui ci hanno diligentemente abituato. Hardy ci racconta di due persone che scelgono di vivere insieme, di condividere la propria vita senza unirsi nel vincolo matrimoniale. Due persone che decidono di crescere un bambino che non è il loro. Che importanza ha dopo tutto, la meschina questione della paternità? Se ci pensi bene, che cosa importa che un bambino sia tuo per legame di sangue, o che non lo sia? Due persone che sono felici soltanto se sono libere di scegliere come vivere la propria relazione e la propria vita. Thomas Hardy delinea una protagonista femminile assolutamente indipendente e contraddittoria, senza religione alcuna, Sue Bridehead, che di Jude è a un tempo unico possibile complemento e inevitabile distruzione. Christminster si trasforma da Terra Promessa tanto agognata, principio della realizzazione, a palcoscenico dei sogni infranti, strada senza uscita e senza ritorno.

Jude l’oscuro è il testamento di Thomas Hardy, il romanzo che segna il definitivo abbandono dalla narrativa, il più inquietante e il più profondo. Ci si domanda cosa la vita, la Provvidenza, abbia fatto ad Hardy, per aver creato un romanzo così oscuro, che sembra scuotere i pugni contro il Creatore, ma è anche il romanzo, a mio avviso, più luminoso, per le posizioni sociali assunte e per il miglioramento che induce nel suo lettore.

Non posso sopportare che questa gente, e tutti, tutti, debbano condannare le persone che si sono scelte il loro modo di vivere! Sono proprio questi giudizi che inducono i meglio intenzionati a peccare, e fanno di loro degli esseri immorali!

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